La “Via Puncti”

La “Via Puncti” è una tecnica avanzata di geomanzia che ci consente di analizzare gli aspetti più profondi di un tema geomantico (esattamente come l’uso dei governanti planetari e dei cosignificanti zodiacali in astrogeomanzia).

Come sappiamo, ogni figura geomantica è composta da quattro linee, ovvero dei “microsettori” ognuno dei quali prende il nome di una parte anatomica e corrisponde ad un elemento. Secondo l’ordine platonico, partendo dall’alto, la prima (la “testa”) corrisponde al fuoco, la seconda (il “collo”) corrisponde all’aria, la terza (il “ventre”) corrisponde all’acqua e la quarta (i “piedi”) corrisponde alla terra. La tecnica della “Via Puncti” consiste nel seguire le linee attive, cioè quelle composte da un solo punto, partendo dalla figura del giudice. Naturalmente, sempre per una questione puramente matematica, la “via puncti” può condurci a una delle quattro madri o a una delle quattro figlie, anche contemporaneamente, ma non più di una madre o più di una figlia. Se prendessimo in considerazione invece le linee passive, cioè quelle composte da due punti, la “via puncti” potrebbe diramarsi e condurci a più di una madre e a più di una figlia. Per questo motivo l’utilizzo di questa tecnica comporta il prendere in considerazione solamente i punti singoli.

Via Puncti
La Via Puncti

In questo scudo geomantico di esempio abbiamo come giudice la figura di Carcer. Il punto del fuoco di Carcer passa in Cauda Draconis (Testimone del Futuro), poi in Via (XII Casa) e infine giunge a Puella (VIII Casa). Il punto della terra invece passa in Caput Draconis (Testimone del Passato), poi in Via (IX Casa) e infine giunge a Puer (I Casa).

La “Via Puncti” di per sé non ha un preciso scopo divinatorio, ma ci consente di approfondire il tema, e specialmente la personalità del consultante relativamente al quesito da egli posto. La linea del fuoco rappresenta gli obbiettivi del consultante, quella dell’aria i suoi pensieri, la sua mentalità, il suo modo di ragionare, quella dell’acqua la sua sensibilità, le sue emozioni, i suoi problemi spirituali, i suoi moti interiori, mentre la linea della terra rappresenta il suo agire concreto, le sue reazioni agli stimoli esterni, il suo comportamento nell’immediato.

Nell’esempio appena fatto, la linea di fuoco di Carcer che è molto sfavorevole come giudizio divinatorio (se riconosce e riflette la domanda), conduce a Puella, indicando probabilmente intenzioni frivole, o scarsa determinazione nel cercare di ottenere dei risultati, mentre la linea di terra che conduce a Puer, potrebbe indicare un modo di reagire impulsivo oppure ostinazione nelle questioni di carattere più materiale. In entrambi i casi, è bene sottolineare che non ci riferiamo a Puella in VIII Casa, che a seconda della domanda potrebbe risultare favorevole il fatto che la occupi, ma bensì a Puella come figura in sé, legata all’elemento aria e non al fuoco. Lo stesso vale per Puer, che in questo caso specifico, non aggiunge nulla di più all’analisi del tema, poiché trovandosi nell’ascendente rivela praticamente le stesse cose. Un’altra considerazione da fare è relativa a madri e figlie. Se la “Via Punti” conduce a una madre, nell’esempio a Puer, potrebbe riferirsi a qualcosa legato al passato, viceversa se conduce a una figlia.

In questo senso lo scopo della “Via Puncti” è quello di informarci sulla natura psichica e spirituale del consultante sotto diversi punti di vista, personificati dagli elementi. Non sempre, dunque, questa tecnica fornisce indizi divinatori significativi, ma nella maggior parte dei casi ci aiuta a penetrare nella profondità dell’animo del consultante, e di capire (soprattutto analizzando la linea del fuoco, probabilmente la più importante) le sue effettive intenzioni. Potrebbero esserci casi quindi, al di là del giudizio divinatorio, in cui la figura nella quale ci conduce la “Via Puncti” ci mostra aspetti che il consultante non ha il coraggio di rivelare, o di cui non è del tutto cosciente. Spetta a colui che redige il tema approfondire questi aspetti e capire quanto possano essere significativi.

Sulle regole per determinare l’affidabilità del Tema Geomantico

Secondo l’antica geomanzia araba, l’Ilm al-Raml, se la figura del giudice è Populus o Via il Tema Geomantico si definisce “bloccato” e pertanto non può essere interpretato. Nel caso di Populus, dal momento che tutte le linee della figura sono “passive”, si dice che il giudice sia “muto”, nel caso di Via invece, dal momento che tutte le linee della figura sono “attive”, si dice che il giudice sia “sordo”. In effetti, con la pratica si capisce che si tratta dei due tetragrammi geomantici più difficili da interpretare come giudizi divinatori. Generalmente si considera Populus come “pura passività”, e ci si riferisce all’inerzia del consultante, mentre si considera Via come “pura attività”, e si riferisce alla solerzia del consultante. In ogni caso, l’essere del tutto inerti in merito ad una determinata problematica non è da considerare necessariamente negativo, così come l’essere del tutto solerti non è da considerare necessariamente positivo. Forse è proprio per questo che i geomanti arabi parlano di “tema bloccato”.

Detto questo, la geomanzia araba propone due metodi per ricostruire da zero lo scudo geomantico. Il primo consiste nel rifare il tema usando come quattro madri le figure in I, IV, VII e X Casa. Il secondo consiste nell’usare come quattro madri il testimone del passato, quello del futuro, il giudice e il riconciliatore. Naturalmente esistono anche altri metodi, ma sta al geomante scoprire quello più adatto al proprio personale metodo divinatorio. In ogni caso, il concetto è il medesimo: se il tema geomantico è “muto” o “sordo” si ricostruisce usando le figure dello scudo. Se anche il nuovo tema presente lo stesso problema, significa che in quel dato momento le figure non sono in grado di rispondere ed è quindi meglio aspettare e riprovare più tardi.

Per i geomanti occidentali può rappresentare un problema insolito, ma personalmente, data la difficoltà di capire l’effettivo responso nel caso compaiano queste due figure, è un problema che tendo a considerare seriamente e a voler “risolvere”. Comunque sia, molti problemi sorgono anche dalla formulazione della domanda stessa, ed è quindi di importanza capitale che la domanda sia formulata in modo molto preciso affinché anche il responso sia preciso. Se , ad esempio, desidero sapere se ci saranno dei cambiamenti in merito a una certa questione, Via e Populus potrebbero fornire dei giudizi piuttosto chiari. Tuttavia, non sappiamo se questi cambiamenti (o non-cambiamenti) possano risultare favorevoli o sfavorevoli. Quindi, così come è importante capire se le figure sono in grado di rispondere o meno, è anche importante capire se è colpa della nostra domanda o di qualche altro fattore esterno a noi.

Naturalmente esistono anche altre “regole” per capire se il tema geomantico è valido oppure no. La regola più nota è quella che se Cauda Draconis e Rubeus compaiono in I Casa, il tema deve essere immediatamente distrutto e non bisogna continuare nella costruzione dello scudo. L’idea è che, essendo entrambe le figure piuttosto sfavorevoli, non è buona cosa cominciare la lettura partendo da queste figure che, in qualche modo, potrebbero “contaminare di negatività” (passatemi il termine) il resto del tema. Personalmente ho un’idea un po’ più soft e meno superstiziosa di queste due figure. Se compare Cauda Draconis è probabile che il tema geomantico non deve essere fatto perché il consultante ha già la risposta, o comunque la possiederà a breve. Mentre se compare Rubeus è probabile che il consultante sia in una confusione tale da non aver formulato la domanda in maniera corretta.

Esistono poi anche altre regole per stabilire se un grafico è affidabile oppure no. Eccone alcune:

  • Se non ci sono figure in comune tra le Madri e tra le Figlie.
  • Se Rubeus appare in due o più case angolari (I, IV, VII e X).
  • Se la stessa figura occupa la I e la II Casa.
  • Se Carcer o Tristitia appaiono in I Casa e formano un aspetto negativo (ad esempio una quadratura o un opposizione) con un’altra figura sfavorevole.
  • Se i due testimoni sono uguali e il giudice “disconosce” la domanda, cioè non risponde concretamente al quesito del consultante.

Naturalmente molte di queste regole possiedono una certa aura di superstizione e non dovrebbero essere applicate. Le regole che considero veramente fondamentali sono la ricostruzione del tema in caso del giudice Populus o Via, ma non in tutti i casi, e la presenza di Rubeus o Cauda Draconis in I Casa. Applicare ulteriori regole significherebbe limitare le possibilità del grafico geomantico e, in un certo senso, divinare con la paura costante di trovarsi di fronte a “configurazioni” negative. L’approccio alla lettura geomantica deve essere sereno, e l’interpretazione del tema deve avvenire a mente aperta e con estrema lucidità. Non bisogna lasciarsi intimorire dalle figure potenzialmente negative, se compaiono un motivo deve pur esserci e deve essere analizzato con cura. Inoltre, al di là del giudizio divinatorio in sé, non esistono temi geomantici totalmente negativi o totalmente positivi. Sì, il giudice può dire “sì” o “no”, può dirci “andrà bene” o “andrà male”, ma le figure nelle case ci offrono comunque un incredibile ventaglio di sfumature da approfondire. Lo scopo di un tema geomantico, come ho già detto, non è sempre e solo un semplice e secco responso, ma anche e soprattutto la possibilità di analizzare più a fondo un problema, specialmente gli aspetti che magari diamo per scontati o che semplicemente non abbiamo ancora considerato. In questo modo, lo scudo geomantico oltre a risponderci, è in grado di fornirci uno o più preziosi consigli per migliorare la situazione relativa al nostro quesito.

Approfondimento sul Giudice e sulla “Parzialità” o “Imparzialità” delle Figure Geomantiche

Come specificato nella pagina dedicata al Tema Geomantico, la XV Casa (o “Il Giudice”) deve essere occupata da una figura “imparziale”, in caso contrario è stato commesso un errore nella costruzione dello scudo.

Le figure “imparziali” sono quelle che hanno in totale un numero di punti pari e sono: Acquisitio, Amissio, Conjunctio, Carcer, Fortuna Major, Fortuna Minor, Via, Populus.

Le figure “parziali” invece, sono quelle che hanno in totale un numero di punti dispari e sono: Albus, Rubeus, Caput Draconis, Cauda Draconis, Laetitia, Tristitia, Puella, Puer.

Le figure imparziali esprimono “stati di cose” che potremmo definire “oggettivi” e si riferiscono a circostanze “esterne” al consultante, mentre le figure parziali esprimono invece “stati di cose” che potremmo definire “soggettivi” e si riferiscono a circostanze “interne” al consultante. Per questo motivo le figure pari sono state definite “imparziali” e quelle dispari “parziali”.

Le figure imparziali, dunque, hanno valore deterministico, mentre quelle parziali valore probabilistico.

Le Figure Imparziali

Acquisitio e Amissio

Acquisitio e Amissio indicano rispettivamente “il profitto” e “la perdita”.

Conjunctio e Carcer

Conjunctio e Carcer indicano rispettivamente “l’unione” e “la divisione”.

Fortuna Major e Fortuna Minor

Fortuna Major e Fortuna Minor indicano rispettivamente “il successo ottenuto con l’aiuto di sé” e “il successo ottenuto con l’aiuto degli altri”, in altri termini “l’indipendenza” e “la dipendenza”.

Via e Populus

Via e Populus indicano rispettivamente “la solerzia” e “l’inerzia”.

Le Figure Parziali

Albus e Rubeus

Albus e Rubeus indicano rispettivamente “la lucidità” e “la follia”.

Caput Draconis e Cauda Draconis

Caput Draconis e Cauda Draconis indicano rispettivamente “la costruzione” e “la distruzione”, in altri termini “l’inizio” e “la fine”.

Laetitia e Tristitia

Laetitia e Tristitia indicano rispettivamente “la gioia” e “la tristezza”.

Puella e Puer

Puella e Puer indicano rispettivamente “la prudenza” e “la temerarietà”, in altri termini “la parte femminile” e “la parte maschile”.

A proposito del Giudice

Il giudice, in base alla sua natura, fornisce un responso definitivo alla domanda del consultante.

Generalmente, se la figura del giudice ha natura “benefica” ed è compatibile con le madri e le figure sul lato destro del grafico, allora il responso è favorevole. Se invece il giudice ha natura “malefica” è compatibile con le figlie e le figure sul lato destro del grafico, allora il responso è sfavorevole.

In breve:

  • Se le tre figure di corte sono tutte favorevoli, il responso è molto positivo.
  • Se le figure di corte sono favorevoli eccetto il testimone del passato, il responso è positivo.
  • Se le figure di corte sono favorevoli eccetto il testimone del futuro, il resposo è positivo ma con ritardi.
  • Se le figure di corte sono sfavorevoli eccetto il giudice, il responso è incerto.
  • Se le figure di corte sono favorevoli eccetto il giudice, il responso è superficialmente positivo, ovvero con risultati effimeri, se non controproducenti, per il consultante.
  • Se le tre figure di corte sono tutte sfavorevoli, il responso è molto negativo.
  • Se le figure di corte sono sfavorevoli eccetto il testimone del passato (o il testimone del futuro) il reponso è generalmente negativo.

Se il responso è poco chiaro, è possibile costruire la figura del giudice Supremo (o riconciliatore), il quale è costruito “copulando” il giudice con la prima madre. La figura del giudice supremo va consultata solo in caso di responsi poco chiari, e non perché non ci piace il responso che abbiamo ottenuto.

Sulla Matematica Geomantica e gli Oracoli Binari

L’oracolo geomantico è detto “matematico” poiché si basa sul sistema binario. A differenza del sistema decimale basato su due numeri, (da 0 a 10), detti “decimali”, un sistema binario è basato solo su due numeri (0 e 1), detti “binari”.

Matematicamente parlando, le 16 figure geomantiche sono “permutazioni con ripetizione”, e non semplici “combinazioni”. Solitamente usiamo la parola “combinazione” senza pensare se l’ ordine degli elementi è importante oppure no. In altre parole:

  1. Se dico “Questo è un centrifugato di mele, uva e banane”, l’ordine degli elementi non è importante. Infatti potrei dire anche “banane, uva e mele” o “uva, mele e banane”, il centrifugato è sempre quello.
  2. Se invece dico “Il pin per aprire la cassaforte è 194” , l’ordine degli elementi è importante. Poiché se digito 941, o 419, la cassaforte non si aprirebbe. Per aprirla devo digitare essere esattamente 1-9-4.

Quindi, in matematica, quando l’ordine degli elementi non è importante (ad esempio: gli ingredienti del centrifugato) parliamo di combinazioni, altrimenti parliamo di permutazioni (ad esempio: il pin della cassaforte).

Per quanto riguarda le permutazioni, ne esistono fondamentalmente di due tipi:

  1. Con ripetizione
    Ad esempio un codice pin 3349 (il numero 3 si ripete due volte).
  2. Senza ripetizione
    Ad esempio i tre finalisti di una gara (non si può arrivare primi e terzi).

Per calcolare le permutazioni con ripetizione la formula da utilizzare è semplice: nr. n è il numero degli elementi e r è la loro quantità. Le figure geomantiche sono dunque: 24 , ovvero 2 * 2 * 2 * 2 = 16. n = 2 poiché ogni livello della figura è composta o da uno o da due punti, mentre r = 4 perché ogni figura è composta da quattro livelli. Le figure geomantiche sono chiamate tetragrammi proprio perché composte da quattro livelli.

In questa lista sono elencati i nomi delle figure binarie, in base alla quantità di livelli di cui sono composte, e il numero di permutazioni con ripetizione possibili:

  • Bigramma: 4
  • Trigramma: 8
  • Tetragramma: 16 (Geomanzia)
  • Pentagramma: 32
  • Esagramma: 64 (I-Ching)
  • Eptagramma: 128
  • Ottogramma: 256 (Ifá)
  • Enneagramma: 512
  • Decagramma: 1024
  • Endecagramma: 2048
  • Dodecagramma: 4096

Sulla base di questa conoscenza, nonché sulla “parentela matematica” tra i 16 tetragrammi geomantici e i 64 esagrammi dell’I-Ching o i 256 Odù dell’Ifá, è lecito pensare che la geomanzia sia da considerare come una forma di sapere arcaico basata sul principio di polarità, ovvero sul rapporto di reciproca dipendenza tra due principi contrapposti.

Sia in occidente che in oriente, il pensiero antico concepiva un mondo costituito dalla presenza di due poli, un polo attivo e un polo passivo. Due principi che manifestano gli estremi opposti di una medesima realtà: luce-buio, caldo-freddo, maschile-femminile, vita-morte, salute-malattia, ricchezza-povertà, etc.

Da un punto di vista esoterico, dunque, dai due principi contrapposti, ma dipendenti l’uno dall’altro, possiamo “generare” 4 bigrammi oppure 8 tigrammi. Dai 4 bigrammi generiamo le 16 figure geomantiche, dagli 8 tigrammi generiamo i 64 esagrammi dell’I-Ching.

La matematica ci rivela che la geomanzia e I-Ching hanno in comune la stessa logica binaria, benché si sviluppano sulla base di principi esoterici diversi. La prima basandosi sul principio del quaternario (22), la seconda sul principio del ternario (23).

Riflessioni sulla Geomanzia Divinatoria dal “Magick” di Aleister Crowley

Nella pagina dedicata al Tema Geomantico ci siamo occupati della costruzione dello “scudo geomantico”, e quindi sulla tecnica divinatoria di per sè. In questo articolo di approfondimento ci occuperemo invece degli aspetti più “profondi” che interessano la pratica della geomanzia divinatoria.

Divinare infatti non consiste solo ed esclusivamente nel padroneggiare una tecnica da un punto di vista meccanico, bensì nel padroneggiarla anche da un punto di vista spirituale, psicologico, intellettuale e morale.

Per praticare seriamente la geomanzia non basta tracciare casualmente 16 file di punti su un foglio e rispondere a un quesito sulla base delle figure generate dall’oracolo. Per praticare seriamente la geomanzia, bisogna conoscere anche tutti i processi cognitivi consci e inconsci che si verificano nella nostra mente.

Aleister Crowley, nel “Magick”, approfondisce tutti gli aspetti più “occulti” legati alla geomanzia, nonché alla divinazione in generale. Di seguito riportiamo integralmente alcuni paragrafi che possono aiutarci a capire questi aspetti.

Supponiamo che qualcuno voglia divinare, per mezzo della geomanzia, se deve sposarsi o no, dando per scontato che i suoi impulsi emotivi gli suggeriscano una decisione tanto avventata. L’uomo prende la bacchetta e la sabbia; traccia la domanda, fa il pentagramma appropriato e il sigillo dello spirito. Prima di tracciare i segni che devono determinare le quattro “Madri”, egli deve esaminare rigorosamente se stesso. Deve bandire dalla mente ogni pensiero che possa costituire un attaccamento alla donna che si propone di sposare. Deve bandire tutti i pensieri che riguardano lui stesso, le apprensioni non meno degli ardori. Deve spingere la sua introspezione fino al limite massimo. Deve osservare tutta la sottigliezza di cui dispone se lo addolora abbandonare qualcuno di tali pensieri. Finché la sua mente è agitata, sia pure lievemente, anche da un singolo aspetto del problema, non è in grado di incominciare a tracciare la figura. Egli deve affondare la sua personalità in quella dell’intelligenza che ode la domanda proposta da uno sconosciuto verso il quale è indifferente, ma che ha il dovere di servire con sincerità. Poi deve riconsiderare mentalmente l’intera questione, assicurandosi del suo assoluto distacco. Deve inoltre accertarsi che i suoi muscoli siano perfettamente liberi di rispondere al tocco della Volontà di quell’intelligenza. (S’intende, è naturale, che egli non ha acquisito una familiarità con la geomanzia sufficiente per poter calcolare subconsciamente quali figure traccerà; perché questo vizierebbe l’esperimento in modo irrimediabile. Infatti, uno degli svantaggi della geomanzia sta nel fatto che prima o poi si capisce, al momento di tracciarli, se i punti sono pari o dispari. È necessaria una preparazione speciale, per rimedaire a questo inconveniente.)
La teoria fisio-psicologica probabilmente affermerà che l’azione “automatica” della mano è controllata dal cervello non meno che nel caso della volizione conscia; ma questo è un argomento in più per identificare il cervello con l’intelligenza invocata.
Dopo essersi identificato il più strettamente possibile con l’intelligenza ed essersi concentrato sulla domanda come se lo “spirito profetico” le dedicasse tutta la sua attenzione, l’uomo deve attendere l’impulso di tracciare i segni sulla sabbia; e non appena si presenta, deve abbandonarglisi. A questo punto si incontra un’altra difficoltà tecnica. Si devono tracciare 16 file di punti; e soprattutto nel caso di un principiante, la mente deve lottare con l’apprensione, perché la mano non sbagli nell’eseguire il numero richiesto. La mente è turbata anche dal timore di eccedere: ma l’eccesso non ha importanza. Le linee in più sono semplicemente superfluee, quindi la cosa migliore è bandire tale pensiero, e assicurarsi solo di non fermarsi troppo presto.
Tracciate le linee, l’operazione è completata per quanto riguarda le qualità spirituali, almeno per il momento. Il processo di giudicare le figure è puramente meccanico.
Ma per formulare il giudizio l’indovino ha bisogno, ancora una volta, delle sue conquiste più interiori e più elevate. Egli deve esauire le fonti intellettuali d’informazione disponibili, e sulla loro base deve formare il giudizio. Ma, dopo aver fatto questo, deve distaccare la mente da ciò che ha appena formulato, e passare a concentrarla sulla figura nel suo complesso, come se fosse l’oggetto della sua meditazione.
È superfluo ripetere che in queste due operazioni il distacco dalle inclinazioni personali è indispensabile quanto lo era nella prima parte dell’operazione. Nella formazione della figura, il pregiudizio genererebbe un fantasma freudiano che sostituirebbe l’immagine della verità; e non è esagerato affermare che l’intero meccanismo subconscio del corpo e della mente si presta con orrida disponibilità a tale scimmiesca frenesia traditrice. Ma quando la figura si presenta al giudizio, la stessa propensione tende a formare il suo fantasma gratificante in modo diverso. Può agire attraverso la mente per confondere il sano giudizio. Può, ad esempio, indurre a porre in risalto l’elemento venereo di Puella a spese di quello saturniano. Può indurre a sottovalutare l’influenza di una figura ostile, o a trascurare completamente un elemento importante. Il Maestro Therion ha conosciuto casi in cui l’indovino temeva tanto una risposta sfavorevole da commettere errori nella semplice costruzione meccanica della figura! Infine, nel sunto conclusivo, è fatalmente facile sorvolare sugli aspetti sgradevoli, e soffiare sulla più piccola scintilla che promette di accendere vani speranze.
L’operazione conclusiva consiste quindi nell’ottenere un giudizio sulla figura, indipendente da ogni costrizione intellettuale o morale. Ci si deve sforzare di valutarla come una cosa assoluta in se stessa. Bisogna trattarla, insomma, come si è trattata la domanda: come un’entità mistica, finora irrelata ad altri fenomeni. Bisogna, per così dire, adorarla acriticamente, come un dio: “Parla Signore, il tuo servo ti ascolta”. Si deve lasciare che imponga alla mente la sua individualità intrinseca, che ponga in piena indipendenza le dita sulle note che preferisce.
In tal modo si ottiene un’impressione della vera portata della risposta; e la si ottiene fornita di una sanzione superiore a ogni suggestione. Essa passa da una parte all’altra dell’individuo che sono indipendente dall’influenza dell’ambiente; è adattata a tale ambiente per vera necessità, e non per gli artifici degli adattamenti che la nostra cieca concezione della convenienza ci induce a escogitare.
Lo studente osserverà, sulla base di quanto precede, che la divinazione è in un certo senso un’arte interamente distinta dalla Magia; eppure interpenetra la Magia in ogni suo punto. Le leggi fondamentali sono identiche per entrambe. Il retto uso della divinazione è già stato spiegato; ma si deve aggiungere che la relativa competenza, per quanto abbia un’enorme importanza nel fornire al Mago le informazioni necessarie ai suoi piani tattici e strategici, non gli permette in nessun caso di compiere l’impossibile. Non rientra nella portata della divinazione predire il futuro (ad esempio) con la sicurezza con cui un astronomo calcola il ritorno di una cometa. Nella divinazione vi è sempre molta virtù, perché, come ci assicura Shakespeare, vi è “molta virtù nel SE”!
Nello stimare il valore supremo di un giudizio divinatorio, bisogna tenere conto non solo delle numerosi fonti di errore inerenti al processo. Il giudizio non può fare più di quanto consentano i fatti presentati. In moltissimi casi è naturalmente impossibile avere la certezza che non sia stato omesso qualche fattore importante. Se si domanda: “è saggio che io mi sposi?”, resta aperta la questione della definizione di saggezza, che può essere interpretata in molti modi. Ci si può aspettare solo una risposta nel senso della domanda. Le connotazioni di “saggio” comporterebbero in tal caso queste limitazioni: “secondo la mia personale definizione di saggezza”, “in rapporto alla mia situazione attuale”, e così via. Non comporterebbero alcuna garanzia contro un successivo disastro, né formulerebbero una concezione filosofica della saggezza in senso astratto. Non si deve presumare che l’oracolo sia onniscente. Secondo la natura del caso, al contrario,  è il pronunciarsi di un essere i cui poteri sono parziali e limitati, benché non nella stessa misura dei nostri o nella stessa direzione. Ma un uomo a cui è stato consigliato di comprare certe azioni non deve lamentarsi se una crisi improvvisa di borsa le fa precipitare qualche settimana più tardi. Il consiglio si riferiva soltanto alle prospettive di quelle azioni in se stesse. Non si deve biasimare la divinazione, più di quanto si potrebbe biasimare un uomo per aver acquistato una casa a Ypres prima della Guerra Mondiale.

Da ciò che scrisse Aleister Crowley possiamo fare alcune riflessioni sulla geomanzia divinatoria, e stabilire alcune regole da seguire affinché i nostri responsi si possano ritenere credibili.

Alcune riflessioni sulla Geomanzia Divinatoria

Crowley equipara l’oracolo a un intelligenza superiore, benché “parziale” e “limitata”. Cioè l’intelligenza invocata prima di procedere ai “picchiettamento” del foglio bianco (o al tracciare le linee sulla sabbia). Un intelligenza che si può, e si deve, identificare con l’automatismo della mano controllata dal cervello. Egli infatti suggerisce di trattare domande e risposte come “entità mistiche”.

Con entità mistiche non si intendono entità extracorporee, bensì forme-pensiero con le quali il geomante si identifica passivamente. Alcuni “automatismi” ritenuti soprannaturali, ad esempio le bacchette dei rabdomanti o le tavole Ouija degli spiritisti, sono stati dimostrati scientificamente sulla base dei cosiddetti “effetti ideomotori”, ovvero movimenti del corpo involontari prodotti inconsciamente.

In pratica Crowley non nega il fenomeno dell’effetto ideomotorio, ma lo identifica con l’intelligenza invocata, che a sua volta identifica con la domanda posta all’oracolo. Questa visione delle cose, che lega il pensiero scientifico a quello magico, rivela come l’oracolo non sia altro che il “prolungamento” del proprio Sé più profondo, un tramite tra l’Io cosciente, dal sapere più limitato, e l’Io subcosciente, dal sapere non illimitato, ma comunque meno limitato di quello cosciente.

Egli infatti suggerisce di liberarsi da ogni forma di coinvolgimento emotivo con la domanda posta, di trattarla come un’entità mistica, cioè come un essere al di là di sé, e di lasciare che questo essere imponga la propria singolarità, ovvero che muova la nostra mano.

Ma in che modo? Semplice… Rimanendo consapevoli del fatto, scrive Crowley, che l’oracolo non è onnisciente. Per chi non conosce le discipline esoteriche, o ne ha una percezione distorta, il concetto di intelligenza (e di pentagramma e sigillo annesso) tende a far rivestire l’oracolo di una certa “sacralità”, e quindi di una potenziale onniscienza.

La realtà è che l’intelligenza a cui ci riferiamo è semplicemente una parte del nostro subconscio. Quella “parte divina” della nostra interiorità con la quale possiamo comunicare solo ed esclusivamente mediante il linguaggio dei simboli, ad esempio quelli geomantici. Naturalmente può sembrare paradossale che la nostra “parte divina” sia saggia e al tempo stesso incapace di comprenderci del tutto. Ma la realtà dei fatti è questa.

Se domando all’oracolo “andrà bene il mio viaggio d’affari a Roma?” do per scontato che l’oracolo conosca ciò che è “bene” per me. Ma la realtà è che l’oracolo non lo sa, e così facendo aumentiamo le probabilità che il responso risulti poco credibile. Dunque sarà opportuno formulare la domanda in termini molto più specifici. Ad esempio “l’incontro con Tizio a Roma risulterà economicamente vantaggioso per la mia azienda?” 

Naturalmente, scrive Crowley, il responso non è sicuro al 100%. Il giudizio divinatorio rivela, più che altro, le possibilità concrete dell’individuo in relazione a ciò che desidera. Possibilità che l’individuo presumibilmente già conosce, ma che ignora poiché custodite nella parte più inaccessibile di sé, forse in base a un occulto meccanismo di auto-difesa. In ogni modo la risposta, così come la domanda, va considerata come un essere al di là di sé, e pertanto va interpretata lasciando che anch’essa imponga la propria singolarità.

Benché Crowley parli dei “fantasmi gratificanti” che il geomante può proiettare sulle figure, sono dell’idea che la geomanzia sia la tecnica divinatoria che ci rende meno inclini in tal senso. Tutte le 16 figure infatti, escluse Populus e Via che sono abbastanza “neutrali”, o sono favorevoli o sono sfavorevoli. Di conseguenza, è difficile che il responso possa essere interpretato in maniera arbitraria.

La geomanzia ha molti limiti rispetto ad altre tecniche divinatorie, ma è proprio con i suoi limiti che manifesta il suo massimo potenziale. Per Crowley la portata delle intelligenze geomantiche è “limitata a una piccola parte di cose che non lo interessavano”, ma afferma anche che la geomanzia “ha il vantaggio di essere rigorosamente matematica”. Rispetto ai Tarocchi, ad esempio, ogni figura geomantica possiede un significato preciso, di una precisione tale da escludere ogni riserva o incertezza. Inoltre, le figure geomantiche non sono altro che rappresentazioni grafiche di codici binari che nel loro insieme costituiscono una sorta di “alfabeto occulto” essenziale e immediato.

Alcune regole da seguire per un consulto efficace

  1. Formulare la domanda nel modo più preciso possibile, immaginando di porla a una sorta di intelligenza artificale che non è in grado di comprenderla perfettamente. Quindi evitare di formulare la domanda attraverso concetti facilmente equivocabili. Più sarà precisa e comprensibile la domanda e più sarà preciso e comprensibile il responso.
  2. Rilassare la mente e liberarsi da ogni pensiero che tende a coinvolgerci psicologicamente con la domanda posta. Le domande e le risposte dell’oracolo sono “entità a se stanti” e come tali vanno considerate.
  3. Picchiettare sul foglio bianco concentrandosi solo ed esclusivamente sulla domanda posta. Senza contare né i punti, né le righe. L’ideale è raggiungere una sorta di “trance” assicurandosi di non fermarsi troppo presto nel processo di “picchiettamento”. Le righe in più sono superflue e non saranno utilizzate, quindi non c’è da preoccuparsi in tal senso.
  4. Costruire lo “scudo geomantico” e interpretare i segni per ciò che tradizionalmente rappresentano, quindi bandire ogni tentativo della mente di proiettare sulle figure ogni pensiero che comprometterebbe la credibilità dell’oracolo. Se si sono commessi errori nella costruzione dello scudo, questi vanno considerati come manovre di sabotaggio inconsce. Ciò significherebbe che ci si sente troppo coinvolti emotivamente con la domanda posta, e che si teme un responso sfavorevole.
  5. Non considerare i responsi come sicuri al 100%. Non bisogna fidarsi ciecamente dell’oracolo. In ogni modo, determinare l’attendibilità dei responsi è un’abilità che si acquisisce con la pratica, cioè sviluppando le proprie facoltà intuitive.

Conclusioni

Concludiamo questo approfondimento sulla geomanzia divinatoria con un altra riflessione di Aleister Crowley in merito ai sistemi di divinazione:

È sempre essenziale, per l’indovino, conseguire un controllo magico assoluto sulle intelligenze del sistema da lui adottato. Non deve lasciare aperta la minima scappatoia, per non venire inganntato, confuso o beffato. Non deve permettere loro di usare la casistica nell’interpretazione delle sue domande. è una bricconata molto comune, specialmente in geomanzia, dare una risposta che è vera alla lettera, e che tuttavia inganna. Per esempio, si può chiedere se qualche transazione d’affari sarà redditizia, e poi scoprire, dopo una risposta affermativa, che in realtà è redditizia per l’altro contraente!
Superficialmente non vi è alcuna difficoltà nell’ottenere le risposte. Anzi, il processo è meccanico; perciò il successo è assicurato, a meno di un colpo apoplettico. Ma anche supponendo di essere al riparo da ogni inganno, come possiamo sapere che la domanda è stata davvero posta a un’altra mente, compresa nel modo giusto, e che la risposta è stata formulata con piena conoscenza di causa?
È ovviamente possibile controllare le proprie operazioni per mezzo della chiaroveggenza: ma sarebbe come acquistare una cassaforte per custodire un mattone. L’unica valida maestra è l’esperienza. Si acquisisce una specie di nuovo senso. Si sente se si è nel giusto o no. L’indovino deve sviluppare questo senso, che somiglia alla squisita sensibilità del tatto caratteristica del grande giocatore di biliardo, le cui dita sanno valutare gradi infinitesimali di forza, o al fenomeno analogo dell’assaggiatore professionista di tè o vini, che sa distinguere sfumature di sapore fantasticamente sottili.